Newsletter: nuovo sito www.ellyschlein.eu e due anni di attività in Europa

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NEWSLETTER // 1 AGOSTO 2016

È finalmente online il mio nuovo sito frutto di un lavoro lungo, anche troppo lungo -e mi scuso per l’attesa- ma chi mi conosce lo sa che sono troppo nerd e meticolosa per non curare ogni aspetto personalmente nel dettaglio.

Con l’occasione dell’uscita del sito, rinnoveremo tutti i canali di comunicazione per dare massima circolazione alle idee, le battaglie, le cose che facciamo.

Il sito ha una sezione news in cui racconto quel che succede in Europa e quel che faccio al Parlamento europeo, nel lavoro delle Commissioni di cui faccio parte, e anche in Italia dove torno ogni settimana per fare -come dicevamo in campagna- da ponte e da antenna in due direzioni, da un lato raccontando in giro per il Paese che cosa succede a Bruxelles – sono impegnata sin da inizio mandato in un’operazione verità sull’UE, sulle diverse responsabilità degli attori istituzionali e politici, sulle opportunità europee che potremmo cogliere meglio- e dall’altro raccogliendo le buone pratiche che si sviluppano sui nostri territori, così come le problematiche che mi segnalano i cittadini che incontro, per portarle all’attenzione delle istituzioni europee.

Sul sito troverete una sezione che raccoglie l’attività parlamentare, specificando di cosa mi occupo nelle varie Commissioni, ed elencando gli atti parlamentari che portano la mia firma: dalle relazioni ed opinioni di cui sono stata relatrice, alle interrogazioni alla Commissione europea ed al Consiglio europeo, alle dichiarazioni scritte.

Ha poi una sezione con i video dei miei interventi in aula, la rassegna stampa ed una parte di agenda sempre aggiornata per sapere dove possiamo incontrarci.

Al contempo rilanciamo i canali social: mi trovate sulla pagina Facebook, su Twitter, su YouTube e per chi lo usa abbiamo aperto anche un canale Telegram!

Ma soprattutto avremo una newsletter a cadenza periodica -non eccessiva, non preoccupatevi- per informarvi sulle mie attività, su quanto accade in Parlamento europeo e fuori, sulla grave crisi che sta attraversando l’Unione europea, su tutti i temi su cui vale la pena riflettere insieme in un momento così delicato e cruciale della storia dell’UE.

Per chi non mi avesse seguito sugli altri canali o si fosse appena iscritto, mi sembra doveroso riassumere brevemente quanto ho fatto in questi primi due anni di mandato.

Al Parlamento Europeo lavoro nella Commissione DEVE (Cooperazione allo Sviluppo) dove sono stata relatrice per il mio gruppo, Socialista e Democratico, della risoluzione sui nuovi 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile approvati a New York nel settembre 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, cui ero presente con una delegazione del Parlamento. Un passo importante che segna il passaggio dai Millennium Goals alla nuova Agenda per lo Sviluppo Sostenibile al 2030, che finalmente è universale, e quindi vincolante per tutti gli Stati membri, e coniuga le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: ambientale, economica, e sociale. In particolare ho insistito sull’importanza di avere un obiettivo specifico di lotta alle diseguaglianze che affliggono il pianeta, sulla tutela e promozione dei diritti umani, sulla necessità di un monitoraggio serio e costante sull’implementazione dei nuovi obiettivi.

Inoltre, sono stata relatrice per il Parlamento di una risoluzione che ho proposto ad inizio mandato sul tema della lotta ad “Evasione ed elusione fiscali quali sfide per la governance, la protezione sociale e lo sviluppo nei Paesi in via di sviluppo”, che è stata approvata l’8 luglio 2015 con 550 voti a favore, 23 astenuti e 57 contrari. In essa abbiamo sollecitato la Commissione europea a porre in essere misure concrete di contrasto a questi fenomeni e di supporto ai Paesi in via di Sviluppo: dallo scambio automatico di informazioni alla rendicontazione Stato per Stato (che obblighi le multinazionali a pubblicare i dati sui profitti e le tasse pagate in ogni giurisdizione in cui operano), dalla trasparenza sui beneficiari finali di aziende e trust ad una black list di paradisi fiscali con sanzioni precise, dall’importanza di fare valutazioni di impatto delle politiche fiscali europee sui Paesi in via di Sviluppo alla creazione di un organismo intergovernativo che riscriva le regole fiscali globali in condizione di parità con i Paesi più poveri. Ciò che ho fatto sul tema lo trovate qui.

Sono poi attiva in Commissione LIBE (Libertà civili, giustizia e affari interni) in cui mi occupo prevalentemente di immigrazione e diritti civili. Sono stati due anni molto intensi, in cui, di fronte ai drammatici eventi che hanno costretto centinaia di migliaia di persone alla fuga, il Parlamento ha chiesto con chiarezza e in più di un’occasione di mettere in atto politiche comuni europee basate sulla solidarietà e l’equa ripartizione di responsabilità tra Stati membri che già ci chiedono gli artt. 78 e 80 del Trattato sul Funzionamento dell’UE.

Abbiamo chiesto un superamento dell’ipocrisia del sistema di Dublino, che obbliga chi cerca protezione internazionale a chiederla nel primo Paese dell’UE in cui entra -salvo alcune eccezioni-, mettendo in questo modo un carico di responsabilità sproporzionato sui Paesi che si trovano ai confini caldi dell’Unione, come il nostro. Abbiamo chiesto una vera e propria centralizzazione dell’esame delle richieste d’asilo, che diventerebbero responsabilità europea e non più dei singoli Stati membri. E abbiamo chiesto l’apertura di via legali e sicure d’accesso per chi fugge da guerre e disperazione, unico modo efficace di sgominare i trafficanti d’esseri umani. Ma, ahimè, i governi seduti nel Consiglio europeo hanno sinora dato sfoggio del più becero egoismo e di una grave incapacità di visione comune, ed il risultato in termini di caos e sofferenza umana è sotto gli occhi di tutti, con una tendenza preoccupante all’esternalizzazione delle nostre frontiere e responsabilità.

In quest’ambito, sono stata nominata relatrice per il gruppo S&D della tanto attesa riforma del Regolamento di Dublino. Un importante riconoscimento ed una grande responsabilità su cui intendo impegnarmi con tutta me stessa. La proposta della Commissione, tuttavia, è ben lontana dalla riforma ambiziosa che chiedevamo, e prevedo che il negoziato sarà lungo e difficile, quindi avremo modo di parlarne con calma. Intanto sotto trovate il mio intervento in aula sulla proposta di riforma, mentre ciò che faccio sul tema lo trovate qui:

Faccio parte anche della Commissione FEMM (Parità di genere), in seno alla quale ci occupiamo dei tanti ambiti in cui ancora oggi – nel mondo del lavoro quanto in politica, e in generale nella società- le donne vivono quotidiane discriminazioni in diverse forme.

Infine, per quanto riguarda il lavoro nelle Commissioni, in virtù del lavoro svolto come relatrice sulla lotta all’evasione e l’elusione fiscale nei Paesi in via di sviluppo, sono entrata a far parte della neonata Commissione d’inchiesta sui Panama Papers, lo scandalo che sulla base del leak più voluminoso della storia ha acceso i riflettori sulla gravità e l’estensione delle reti di società offshore utilizzate molto spesso per evadere il fisco e riciclare denaro sporco. È un’occasione importante per fare passi avanti nella battaglia che facciamo da anni per la giustizia fiscale, e contro evasione ed elusione a livello europeo e globale.

Oltre che nelle Commissioni, lavoriamo anche nelle delegazioni per i rapporti coi Paesi terzi. Io sono Vicepresidente della Delegazione alla Commissione parlamentare di Stabilizzazione e Associazione UE-Albania (SAPC). La commissione si riunisce due volte l’anno, una a Bruxelles e una a Tirana. Nel maggio scorso, in assenza della Presidente Macovei, ho guidato la missione della delegazione a Tirana, in cui, a seguito degli incontri coi colleghi albanesi e con Presidente della Repubblica, Primo ministro, Presidente del Parlamento, e Leader dell’opposizione, siamo riusciti a ottenere il consenso per approvare all’unanimità le Raccomandazioni congiunte della Commissione SAPC, che non si riuscivano ad approvare da tre anni per le tensioni tra maggioranza e opposizione. Un risultato importante, in vista dell’approvazione della fondamentale riforma della giustizia, passata proprio settimana scorsa in Albania.

Inoltre, come mi ero impegnata a fare firmando l’appello di Libera “Restarting the future” durante la campagna per le europee, non appena insediata mi sono attivata per creare un intergruppo parlamentare che si occupasse dei temi del contrasto alle mafie e alla corruzione a livello europeo. Siamo riusciti a ottenere moltissime firme di colleghi a supporto dell’Intergruppo, anche perché ho proposto di unire le forze con analoghe iniziative promosse da Transparency International ed altre ONG europee attive su questi temi. E così nel dicembre 2014 è nato l’Intergruppo ITCO (Integrity, Transparency, Anti-Corruption and Organized Crime), di cui sono co-presidente insieme al collega Dennis De Jong (GUE/NGL). L’Intergruppo ha già organizzato diverse iniziative che spaziano dai temi della lotta alla corruzione alla trasparenza sulle lobby, dalla richiesta di una direttiva europea per la protezione dei cd. whistleblowers (coloro che denunciano fatti di corruzione o gravi condotte di altro tipo), all’analisi degli strumenti di coordinamento europeo nella lotta alle mafie, oltreché numerosi emendamenti a testi approvati dal Parlamento ed alcune lettere indirizzate alle varie istituzioni europee. Sul sito dell’Intergruppo ITCO troverete tutte le sue attività.

Da ultimo, qualche parola sul mio impegno a livello nazionale. Come già saprete, nel maggio 2015, per insanabile dissenso con le riforme portate avanti dal Governo di Matteo Renzi, e dopo aver constatato l’impossibilità di continuare a portare avanti le battaglie di sempre dentro a un partito che ha deciso di tradire le promesse fatte agli elettori e di farsi Partito della Nazione, Pippo Civati ed io, e molti altri che con noi avevano condiviso la bella sfida congressuale del 2013, siamo usciti dal Partito Democratico. Una scelta molto sofferta, ponderata e difficile, per chi aveva tanto creduto e investito in quel progetto, ma anche una scelta dovuta, per coerenza con le battaglie sempre fatte, nel momento in cui si prende atto di una mutazione irreversibile del PD in qualcosa di molto lontano dal suo progetto originario. Le mie motivazioni le ho spiegate in questo post di allora, e gli sviluppi successivi non fanno che dimostrare che purtroppo c’avevamo visto lungo.

Nel giugno 2015 abbiamo lanciato Possibile, una casa inclusiva, laica e aperta, che mette al centro la partecipazione e la democrazia, la lotta alle diseguaglianze fin nel suo simbolo, i diritti, la necessità di una conversione ecologica sempre più irrimandabile, la giustizia fiscale e la legalità. Possibile nasce sin dal nome contro la retorica del “non ci sono alternative” che ci propinano da anni. Uno slogan di destra, da rispedire al mittente, perché se non ci sono alternative significa che dobbiamo rimboccarci le maniche e costruirle, insieme, senza rinunciare né ai nostri valori, né a una solida cultura di governo.

Insomma, questo è in estrema sintesi ciò di cui mi sono occupata negli ultimi due anni.

Ovviamente, se non desiderate ricevere questi aggiornamenti, ci si può disciscrivere facilmente qui in fondo alla mail.

Per ogni approfondimento sentitevi liberi di sfogliare le pagine del nuovo sito, o anche di scrivermi direttamente a info@ellyschlein.it.

Un abbraccio a tutti, e a risentirci presto!
Elly Schlein


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