Tra due settimane a New York si terrà il primo Summit delle Nazioni Unite sui Rifugiati e i Migranti, cui parteciperò anche io nella delegazione che rappresenterà il Parlamento Europeo.
Oggi sono intervenuta in Commissione congiunta DEVE – AFET (Cooperazione allo Sviluppo – Affari Esteri), dove abbiamo accolto Karen Abuzayd, la Special Adviser dell’ONU per il Summit.
“La ringrazio della sua presenza, che accolgo calorosamente, e anche di aver insistito sulla necessità di un approccio e una risposta globali. Come ogni sforzo, se lo condividiamo è sostenibile per tutti, ma é una cosa che i governi europei sembrano non capire. Sarò al Summit a New York, che può essere un’occasione per affermare un approccio globale e mostrare una volontà politica, sempre che ci sia. Per riaffermare, come diceva poco fa, i principi della Convenzione di Ginevra, che invece vediamo violata tutti i giorni anche nella nostra Unione. Sono stata a Lampedusa, a Como, nelle scorse settimane: troppe persone non sono messe nemmeno nelle condizioni di poter esercitare il loro diritto a chiedere la protezione internazionale, e non sono accolte in modo umano e dignitoso in Europa. Dobbiamo condividere le responsabilità in modo più equo, a livello europeo ma anche globale, e vorrei sapere di più su questa parte della dichiarazione politica che sarà votata al Summit. L’86% dei rifugiati, come ci ha ricordato, è ospitato nei Paesi in via di sviluppo. E questo fa capire quanto falsa sia la narrativa che parla di invasione in Europa. Con 1,3mln di richieste d’asilo l’anno scorso nell’UE, il cui 80%, ricordiamolo, è stato affrontato da 6 paesi su 28, dove sono la solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità che chiedono già i nostri Trattati? Saremmo più credibili a chiedere uno sforzo globale, se al nostro interno cominciassimo a attuare le decisioni di ricollocamento e reinsediamento prese un anno fa. Ha citato il Canada, che ha reinsediato 25k siriani in 4 mesi, mentre nell’UE, in un anno se ne sono visti meno di 3mila. Ultima cosa: vie legali e sicure d’accesso sono l’unico modo per evitare che le persone finiscano nelle mani dei trafficanti di esseri umani. E sono d’accordo con quei colleghi che chiedono più coraggio. L’approccio globale serve anche per affrontare le cause alla radice: conflitti, diseguaglianze e cambiamento climatico. Questo ha molto a che vedere con i nuovi Obiettivi dello Sviluppo sostenibile approvati l’anno scorso proprio a New York. Dicevamo, lavorando su questi Obiettivi in Commissione Sviluppo, che se tutti e 17 fossero raggiunti, non ci sarebbe nemmeno più da parlare di migrazioni forzate. Dobbiamo essere certi di insistere sull’implementazione di questi Obiettivi, e far sì che alle parole seguano impegni chiari degli Stati membri a livello ONU. Credo che l’ONU abbia la responsabilità di mostrare questa connessione e chiedere coerenza.”
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