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Oggi è il 3 ottobre. La prima giornata nazionale della memoria per le vittime migranti. Il pensiero va anzitutto a tutti coloro che hanno perso la vita, le speranze, il futuro in mare. E a quelli che vi hanno perso i propri cari, gli affetti, i figli. Poi, il pensiero va anche a quel terribile giorno, alle tragedie che continuano a ripetersi. A Lampedusa, agli amici e compagni che tutti i giorni lavorano sodo, col freddo e col caldo, anche quando i riflettori sono spenti, per garantire un’accoglienza dignitosa, cure adeguate e un po’ di umanità su quel molo.
Il pensiero poi si fa memoria. Che senso ha ricordare? Ne ha moltissimo. Ci pensavo l’altro giorno a New York, quando, appena dopo essere intervenuta all’ONU proprio sulla protezione dei diritti umani di rifugiati e migranti, sono entrata nella splendida biblioteca pubblica che dà sul Bryant Park, mi sono persa negli infiniti corridoi, e mi sono trovata per caso in mezzo a lunghi scaffali pieni zeppi di grossi volumi che elencavano anno per anno gli immigrati del secolo scorso dall’Italia, dalla Germania, dall’Inghilterra, dai Paesi dell’Est. Li ho sfogliati con un po’ di commozione a pensare a quante storie si celano dietro quei nomi. Quante sofferenze, quante difficoltà, quanta nostalgia e quante conquiste. E proprio questi paesi che hanno conosciuto grande emigrazione sono diventati poi mete di destinazione per altri popoli che si mettono in viaggio, rischiando la vita, su rotte pure più pericolose di prima.
La memoria, dovremmo esercitarla tutti i giorni per ricordarci quando eravamo noi a fare le valigie e lasciare tutto, per andare là dove avevamo più opportunità. Per ricordarci di quando eravamo noi a essere criminalizzati, additati come capro espiatorio di ogni male, vittime di pregiudizi che ancora un secolo dopo non riusciamo a scrollarci completamente di dosso. A questo, serve la memoria, delle vittime di oggi e delle vittime di allora. Perché il male dell’intolleranza è lo stesso, il vento dell’odio che soffia è lo stesso che hanno conosciuto i nostri nonni. La storia si ripete se non saremo noi, consapevoli del nostro ieri, a spezzare questo circolo vizioso.

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