È andato benissimo il confronto che ho organizzato oggi sul CBCR, un partecipato e vivace dibattito su uno strumento essenziale per contrastare in maniera efficace elusione ed evasione fiscale, quello dell’obbligo di rendicontazione Paese per Paese dei dati contabili delle società multinazionali.
Kristof Clerix, giornalista del Consorzio investigativo ICIJ che divulgò le carte di Lux Leaks, ci ha raccontato l’opacità con la quale i cosiddetti ‘tax rulings’ fra stati e imprese vengono stipulati, e le difficoltà incontrate dai giornalisti nel decifrarli. Ci ha raccontato dei casi di alcune compagine che a fronte di profitti di 150 MLN, pagano 3210 euro di tasse. Intervento interessantissimo di Elise Bean, ex direttore del personale e consigliere della Sottocommissione permanente sulle indagini del senato USA, ci ha raccontato le inchieste contro Microsoft, Caterpillar ed Apple, le difficoltà incontrate, la fatica di portare avanti indagini di un anno per scoprire ciò che con il CBCR sarebbe obbligatorio rendere pubblico e accessibile. Il collega Sergio Cofferati ci ha aggiornato sul processo legislativo che porterà alla revisione della direttiva sui diritti degli azionisti, per la quale è relatore e negoziatore in sede di trilogo: è qui che, nonostante grosse resistenze da parte degli stati, la rendicontazione paese per paese potrebbe già diventare norma europea, ma inspiegabilmente anche la Commissione Europea temporeggia. Il capo unità della DG competente della Commissione Europea ci ha invece descritto la posizione dell’esecutivo UE, che ha lanciato una consultazione pubblica per valutare obiettivi, benefici e costi di un’eventuale normativa europea sulla Trasparenza che integri anche un modello di CBCR obbligatori
o. Infine, Tove Ryding e Georg Geberth ci hanno illustrato il punto di vista delle ONG del settore, che da tempo lottano per una rendicontazione paese per paese a livello europeo che sia davvero pubblica e per tutte le imprese, e quello del mondo imprenditoriale, disponibile a fornire i dati alle autorità fiscali ma più riluttante a renderli pubblici (perché “i dati si presterebbero a letture parziali e malintesi”. La battaglia continua, in Parlamento e fuori!
un grazie di cuore a tutti gli intervenuti, compresi i colleghi Elisa Ferreira, Ana Gomes e Cécile Kyenge, e agli amici di Transparency International per a preziosa collaborazione nella realizzazione dell’evento.



