di Alessandro Cannavale
22 settembre 2018
Abbiamo intervistato la europarlamentare Elly Schlein, che ci ha raccontato il lungo lavoro svolto in questi anni per ottenere la revisione del regolamento di Dublino che «stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide».
[…]Quali iniziative si potranno e si dovranno intraprendere nei prossimi mesi?
I prossimi mesi saranno cruciali per organizzare una risposta all’altezza della sfida. Le manifestazioni di Catania di fronte alla nave Diciotti e a Milano, in piazza San Babila, dimostrano che c’è grande consapevolezza dei pericoli che comporta per tutti questa deriva xenofoba e nazionalista. Ci rivediamo il 30 settembre a Milano con i Sentinelli, ANPI e Aned, sarò sul palco insieme a loro. La presenza spontanea e numerosa di tante persone è un segnale incoraggiante. Sarà un lavoro lungo, sia politico che culturale, di ricostruzione dell’argine che è venuto meno in questi anni. E serviranno il contributo e la partecipazione di tutte e tutti.
Oggi, anche per effetto della feroce polarizzazione del dibattito di cui Salvini si nutre, molte più persone si rendono conto di quanto sia alta la posta in gioco e hanno voglia di mobilitarsi per opporsi all’inumanità delle scelte del governo e costruire un’alternativa.
Una polarizzazione falsa, peraltro, quella proposta da Salvini, tra forze sovraniste ed establishment. La stessa che anche Macron sembra voler alimentare, e non ci stupisce. Ma si tratta di una polarizzazione di comodo che dobbiamo rifiutare. C’è chi non sta né con chi difende lo status quo dell’Unione di oggi, ed è responsabile delle politiche economiche e sociali che in questi anni di crisi hanno aumentato le diseguaglianze e colpito i più deboli, mancando la promessa di maggiori opportunità alle nuove generazioni. Né con chi predica la chimera del ritorno ai confini nazionali e la nostalgia del Medioevo, di fronte all’evidenza che tutte le maggiori sfide su cui ci giochiamo il futuro sono ormai europee e globali e non possono più trovare risposta entro i ristretti confini nazionali. Insomma: né con l’establishment, né coi sovranisti. Lì in mezzo c’è un terzo spazio dove siamo in tanti, e per dargli forma serve un fronte progressista ed ecologista europeo, con un progetto chiaro e una visione comune del futuro delle nostre società.



