Il dubbio: Agostino Viviani, l’avvocato che sfidò le toghe. E perse…

Il dubbio: Agostino Viviani, l’avvocato che sfidò le toghe. E perse…
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di Davide Varì

4 febbraio 2020

Fu avvocato, partigiano e deputato socialista. Propose la legge sulla responsabilità civile dei magistrati ma la pressione delle toghe indusse Bettino Craxi a non ricandidarlo. È la storia del nonno di Elly Schlein: il padre del garantismo italiano.
«Bettino Craxi, che non sottovalutava la questione della responsabilità civile dei giudici, né il pericolo dello strapotere di una parte della magistratura, fu probabilmente condizionato in alcune sue scelte e sottoposto a pressioni che lo indussero a scegliere una linea morbida sul tema della responsabilizzazione dei magistrati…». Finì così la carriera politica di Agostino Viviani, con un blocco del potere giudiziario ( l’Anm di allora) che persuase l’allora leader socialista a ” liberarsi” di quell’avvocato scomodo e preparatissimo – perché Viviani era prima di tutto un avvocato – per evitare una guerra contro le toghe che sarebbe potuta finire male, molto male. Chissà se Craxi, anni dopo, pensò a quella resa dal suo esilio di Hammamet. Chissà se rimuginò di aver sbagliato a non resistere a quelle pressioni. Ma questa è un’altra storia.

Quella che oggi ci interessa è la vita di quell’avvocato: la notevole, affascinante e singolare vita di Agostino Viviani, l’uomo che da solo provò a scardinare il potere inviolabile dei giudici. Una battaglia che perse, naturalmente, ma che ha lasciato una traccia profonda nella storia del garantismo di questo paese.

Il nome di Agostino Viviani è riemerso tra il mainstream di questi giorni per il fatto di essere il nonno di Elly Schlein: prima delle elette in Emilia Romagna e nuova speranza della sinistra. Viviani fu partigiano, parlamentare, consigliere laico del Csm. Ma sopra ogni cosa fu avvocato. Perché fu da quella prospettiva, da quelle vesti che mosse tutte le altre attività. E quando fu eletto parlamentare col Psi, l’avvocato Viviani mise anima e corpo nella battaglia per le garanzie e i diritti. «Le vittime dell’ingiustizia sono sempre di più – spiegava nei suoi appassionati scritti – C’è bisogno di ricordarlo? Ed è tutta colpa delle indagini preliminari. L’accusa ha una sua ipotesi, niente affatto dimostrata e non sa fare altro che arrestare l’indagato e costringerlo a confessare» . Da onorevole divenne presidente della Commissione Giustizia del Senato e fu lì che iniziò la sua battaglia per limitare il potere dei giudici. Primo e unico firmatario della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, Viviani spiegava che «se accettato da tutti il principio che chi per dolo o per colpa produce un danno ingiusto è tenuto a risarcirlo ( art. 2043 c. c.) – stabilite le distinzioni tra colpa e dolo ( che sono limitate per i pubblici dipendenti e per alcune professioni al solo dolo o colpa grave) – la regola vale per tutti». E allora si domandava: «È concepibile che per il magistrato si faccia una eccezione e così mostruosa, da liberarlo dalla responsabilità civile in ogni caso, e cioè quando egli arrechi danno ingiusto per dolo o colpa grave?».

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