Il Manifesto – Elly Schlein: «Non mi candido, alla sinistra serve una scelta unitaria»

Il Manifesto – Elly Schlein: «Non mi candido, alla sinistra serve una scelta unitaria»
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di Daniela Preziosi
12 aprile 2019

Il gran rifiuto. L’europarlamentare uscente: non corro per le europee, avrei dovuto spaccare mondi che lavorano insieme. Ma il mio impegno per ricostruire raddoppia. Sosterrò alcuni candidati in liste anche diverse. I verdi hanno scelto di non parlare con la sinistra. Prodi mi ha chiesto: cosa vuoi fare? Abbiamo ragionato, lo ringrazio

Elly Schlein, europarlamentare uscente. Tutte ma proprio tutte le liste del centrosinistra le hanno chiesto di candidarsi. Lei non ha scelto nessuna, ha scelto di non correre. Perché?

È una scelta sofferta ma inevitabile per il senso di tutto il mio lavoro di questi cinque anni a Bruxelles. So che scontento molti e mi dispiace. Ho provato a unire un fronte ecologista e progressista che rispondesse ai nazionalisti e si rafforzasse sulle battaglie che in tanti paesi condividiamo nelle piazze e nelle istituzioni. E che al parlamento europeo ci ha fatto vincere partite cruciali. Anche in Italia serve la stessa operazione: un fronte di quello che chiamiamo il terzo spazio, senza ambiguità verso le politiche liberiste e i nazionalisti. Ho fatto ogni sforzo possibile con tutti gli interlocutori per costruire un progetto comune nell’Unione e nel paese, per evitare frammentazioni inutili. Purtroppo non è andata così. Ringrazio di cuore tutti per le proposte, dai miei compagni di strada al Pd, la loro non era per niente scontata vista la mia storia, ma è il segno che il nuovo segretario vuole aprire una nuova fase nel dialogo con la sinistra. E mi ha colpito la generosità di alcune aree, che mi hanno offerto sostegno anche in quell’eventualità. Ho lavorato sempre per unire. Per questo non voglio né posso fare scelte divisive per le persone con le quali ho lavorato fianco a fianco per anni. Ma il mio impegno non finisce. Sosterrò in tutto il paese i candidati con i quali condivido i valori, indipendentemente dalle liste in cui sono.

Chi sosterrà?

Aspettiamo l’ufficializzazione delle liste. Darò loro una mano.

Le è arrivata una richiesta dal Pd, lei dice, è grazie al nuovo corso di Zingaretti. Ma ha risposto no. Il nuovo corso Pd non la convince?

In un mese è difficile superare le contraddizioni e segnare un nuovo corso. Staremo a vedere.

Lei parla di ’terzo spazio’ fra nazionalisti e neoliberisti, cioè i socialisti europei.

No, è più trasversale. Al parlamento europeo in questi anni siamo riusciti a riunire la parte di S&D di sinistra, i verdi e quella parte di Gue che non è per il ’piano B’. Abbiamo ottenuto vittorie straordinarie, sul Trattato di Dublino, sull’attivazione dell’art.7 per l’Ungheria. Speravamo che diventasse l’embrione di un fronte comune. Le famiglie politiche però hanno fatto scelte diverse.

Il Pd eleggerà i suoi, le altre liste sono a rischio di quorum. Non è che questo ’terzo spazio’ resterà vuoto?

È uno dei rischi di cui avvertivo i miei interlocutori. È sbagliato spaccare le piazze chiedendo loro se si sentono più ecologiste o più di sinistra, se difendono prima i diritti ambientali o quelli sociali. I tempi per costruire una convergenza sono maturi. Ma in troppi non l’hanno pensata così.

Qual è la principale ragione per cui questa convergenza non c’è stata?

Logiche identitarie, veti personali. I verdi italiani, non è un mistero, hanno fatto la scelta di non allargare il loro ragionamento alla sinistra. Avevano anche fatto un appello unitario, la sinistra ha risposto, ma la disponibilità non era reale. Non svelo segreti, lo hanno rivendicato.

[…]

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