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Oggi nel corso di un dibattito su immigrazione e sviluppo ho avuto uno scontro con un deputato del Front National, che ne stava dicendo di grosse.

Qui la traduzione del mio intervento:
“Volevo ringraziare i relatori per il loro lavoro su questo importante rapporto. Devo dire che sono molto scettica sulla tendenza che le politiche europee dell’asilo della migrazione stanno prendendo. Penso che sia chiaro, con l’accordo UE-Turchia e i migration compact con alcuni Paesi africani, e dopo le proposte della Commissione per la riforma del Sistema Europeo Comune d’Asilo, che c’è un tentativo di esternalizzare le nostre frontiere e responsabilità. Che non risolverà il problema, ma lo sposterà solo un po’ più lontano dai nostri occhi e dalla nostra capacità di agire e di aiutare.
C’è un problema di coerenza, tuttavia, colleghi. Perché ero a New York a settembre quando discutevamo in seno al primo Summit ONU su rifugiati e migranti. Quel summit si basava sul presupposto che l’86% di tutte le persone sfollate nel mondo sono ospitate da Paesi in via di sviluppo. Quindi la questione di una maggiore condivisione delle responsabilità di accogliere non è una questione solo europea, bensì globale. Ma come possiamo essere credibili nel chiedere una maggiore condivisione delle responsabilità a livello globale, se non siamo in grado di metterla in atto nemmemo qui da noi, nell’Unione Europea?
Avete visto le immagini di quello che sta succedendo in Serbia e in Grecia? È ovvio -non ho bisogno che ce lo dica il collega del Front National- che questa situazione sia insostenibile. Certo che lo è! Per anni 6 Stati membri su 28 hanno gestito da soli l’80% delle richieste d’asilo arrivate in UE. Sono forse queste le basi per un’Unione europea sostenibile? No. Dove sono la solidarietà e la condivisione delle responsabilità che non mi sto inventando io, ma che stanno già scritte nei nostri Trattati agli articoli 78 e 80? Ma di che cosa stiamo parlando?
Il collega del Front National dice che c’è un problema di giustizia. Ma la giustizia è un concetto che non si può separare dai diritti fondamentali. Quindi non dimentichiamoci che chiedere protezione internazionale È un diritto fondamentale. E lo dobbiamo garantire, se non vogliamo dimenticare le obbligazioni giuridiche e -lasciatemi dire- morali che abbiamo verso chi fugge da guerre, persecuzioni e discriminazioni di ogni tipo. Quindi certo, tutti possono scendere in strada e gridare all’invasione in Europa! Le periferie che ha menzionato, collega, dove le persone soffrono per la mancanza di una prospettiva per il loro futuro, per la mancanza di lavoro, per la totale mancanza della dimensione sociale dell’UE che li aiuterebbe ad affrontare le difficoltà quotidiane. Chi può stupirsi che abbiano paura? Ma è irresponsabile soffiare sulle loro paure come qualche partito sta facendo, usare i migranti come capro espiatorio per nascondere quelle che sono le nostre responsabilità politiche nel non riuscire a creare nuovi posti di lavoro, a redistribuire la ricchezza, a mettere in campo misure di sostegno contro la povertà. Chi ha la colpa di questo, i migranti? Seriamente?!
Credo che sia anche irresponsabile dare un’immagine distorta della realtà. La realtà è persino più dura: quali sono le ragioni per cui queste persone scappano? Vuole davvero aiutarli nei loro paesi? Allora intanto fermiamo le politiche fiscali di compagnie europee che usano interi Paesi africani come paradisi fiscali. Lo sa che negli ultimi 50 anni secondo le stime i Paesi africani hanno perso circa 1000 miliardi di dollari di evasione ed elusione fiscale di compagnie nostre, non loro? È quasi la stessa somma che hanno ricevuto in termini di aiuto allo sviluppo, quindi in sostanza prendiamo con una mano quello che diamo con l’altra. E poi magari fermiamo quegli accordi commerciali che hanno un impatto devastante sulle economie dei paesi più poveri, e lo sfruttamento sistematico delle loro risorse naturali. Vede, collega, se cerca le ragioni per cui le persone scappano nel suo paese, può trovarle molto più vicino di quel che pensa.”

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