il Nazionale – Schlein: “Verona? Non diventi nostalgica e medioevale”

il Nazionale – Schlein: “Verona? Non diventi nostalgica e medioevale”
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di Martina Minoletti
23 marzo 2019

Classe 1985, italo-americana, laureata in Giurisprudenza a Bologna ma aspirante regista da sempre, Elly Schlein è stata attiva nelle associazioni universitarie, in particolare sui temi dell’immigrazione e del carcere con Progrè, poi come volontaria durante le campagne di Obama a Chicago. Nell’aprile 2013 ha dato vita alla protesta spontanea di #OccupyPD e nel 2014 si candida alle Europee 2014, dove viene eletta nel Nord-Est con oltre 53mila preferenze. Nel maggio 2015, per insanabile dissenso verso le riforme del Governo Renzi, esce insieme a Civati dal PD e contribuisce a fondare Possibile. In Parlamento europeo si occupa prevalentemente di immigrazione, di lotta all’evasione ed elusione fiscale delle multinazionali, e di lotta alla corruzione e alle mafie a livello europeo, è responsabile della riforma di Dublino per il gruppo Socialista & Democratico. L’abbiamo intervistata su un divanetto del Parlamento Europeo, a Bruxelles.

Inizierei con una domanda su Verona: come è vista questa città dall’Europa?

«Beh, Verona è una città importante e bellissima, storicamente e culturalmente, ha un patrimonio da tutelare, è vista come collocata tra le regioni più produttive d’Europa ed è una città sicuramente importante, nell’ambito di un contesto, quello del Nord Italia, che traina anche il resto dell’Europa.»

Ma in termini più politici, invece?

«Un conto è la considerazione di città di Verona e dei veronesi e del ruolo di questa città, altro conto è la considerazione sulle scelte fatte dall’amministrazione. Quello che si sta muovendo è un punto di ritrovo per alcuni movimenti di estrema destra o alcuni movimenti che hanno nostalgia del Medioevo e che inspiegabilmente scelgono una città, che è anche culla di civiltà, per portare avanti invece idee e posizioni politiche, che cercano di farci tornare a un passato che non manca proprio a nessuno.»

Ecco, mi ricollego a quest’ultima frase. A fine marzo si terrà proprio a Verona il Congresso mondiale delle famiglie (Wcf): cosa ne pensi? E soprattutto, quanto questo congresso, secondo te, può andare contro i diritti fondamentali dell’uomo?

«Il Wcf è un appuntamento che vede riuniti alcuni protagonisti di questa internazionale di nazionalisti e dell’odio che purtroppo ha tanti rappresentanti in molti Paesi europei e nel mondo, che hanno scelto nel migrante, nella donna e nella comunità LGBTI il capro espiatorio di ogni male e il proprio nemico. Questo cozza chiaramente contro l’idea di società inclusiva in cui ci sia l’uguaglianza come faro, come stabilisce la nostra Costituzione all’articolo 3 e contro i principi fondamentali su cui abbiamo costruito l’Europa, tra cui l’articolo 8 del Trattato del funzionamento dell’Unione europea sulla parità di genere. Lo spettacolo indecoroso che sarà allestito in quel contesto vedrà alternarsi alcuni protagonisti con le idee più nostalgiche del Medioevo, più retrograde e oppressive nei confronti delle donne e dei diritti delle donne, perché chiaramente, lì, l’idea è quella di confinare la donna al ruolo che la vuole in casa e in cucina a occuparsi dei figli e poco altro, e non c’è niente di più lontano da quello che è scritto nella Costituzione, nei trattati e che si sente nella società.Il tipo di idea profondamente patriarcale che sta dietro al concetto di famiglia è appunto quanto più lontano da quello che è il sentimento della nostra società e in più, vorrei dare una notizia agli organizzatori: “le persone vivono già come meglio ritengono”. Le organizzazioni dell’appuntamento sono omotransfobiche che anche sulla tutela dei diritti LGBTI danno un’idea da respingere con tutte le forze perché va assolutamente contro il principio per cui ognuno è libero di scegliere come vivere. Il concetto di famiglia nel 2019 – devono convincersi – non è quello che hanno in testa loro. Usano la parola famiglia in modo propagandistico perché i personaggi che andranno a Verona, anche i nostri politici, non hanno mai fatto politiche serie per la famiglia, per avere, ad esempio, un numero maggiore di asili nido, o per aiutare a equilibrare i ritmi di vita. È solo un’idea nostalgica che vorrebbe confinare la donna al ruolo famigliare. C’è anche da dire che tra di loro il tipo di idea che portano avanti va contro la politica dell’Unione europea sulla parità di genere. L’Unione ha tra i suoi obiettivi quello di assicurare la parità di genere in tutte le misure e in tutte le politiche: economica, sociale, lavorativa, ambientale, migratoria, per questo bisogna tenere conto della dimensione di genere e non si possono scrivere buone politiche pubbliche con un occhio chiuso, quello della donna. Abbiamo un tema dilagante di violenza di genere e femminicidi soprattutto in un paese come il nostro, e per questo motivo è il momento di mettere in campo politiche serie per il contrasto di genere, ma nulla di tutto ciò sarà discusso in quella sede. Saremo in piazza il 30 marzo, a manifestare insieme a tutte le associazioni, a partire da “Non Una di Meno”, per manifestare assoluta contrarietà a che Verona diventi capitale di un’idea nostalgica, sbagliata e che neghi alla base il principio di uguaglianza.»

[…]

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