di Alberto Magnani
27 giugno 2018
E’ un vecchio cavallo di battaglia di Matteo Salvini, ora rivendicato in Europa dal premier Giuseppe Conte: «Superare Dublino», inteso come il regolamento di Dublino III che disciplina la gestione delle richieste di asilo e scarica le responsabilità sui paesi di primo approdo. Un testo approvato nel 2013, due anni prima della crisi migratoria e dell’urgenza di istituire un sistema di quote che smaltisse la pressione sulle coste di Grecia, Spagna e, appunto, Italia. Tutti i paesi della Ue sono d’accordo nel rinnovarne l’impianto, anche se si spaccano (quasi) a metà tra chi spinge per aumentare gli obblighi di solidarietà e chi rifiuta per principio la ridistribuzione.
[…]«È evidente che l’Italia dovrebbe spingersi verso la Merkel, invece che occhieggiare chi sposa linee sfavorevoli a noi. Ma è come se Salvini stesse sacrificando gli interessi del paese per i suoi calcoli», dice al Sole 24 Ore l’eurodeputata socialdemocratica Elly Schlein. «L’Italia non ha niente da guadagnare da una coalizione nazionalista e antieuropea – aggiunge Ska Keller, copresidente del gruppo dei Verdi all’Europarlamento – Posso capire che molti italiani siano delusi dalla Ue e si sentano abbandonati. Ma tornare indietro non è una soluzione».
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