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Gravissimo quanto accaduto stamani a Bologna. Se non fossi a Bruxelles, sarei stata anch’io in via Fioravanti, dove va in scena una vera e propria lotta per la dignità. Un altro sgombero, il terzo in un paio di settimane, due dei quali riguardano decine di minori e senza un coinvolgimento adeguato dell’assessore e dei servizi sociali, quello di oggi con un dispiegamento incredibile di mezzi e uomini.
Da qualche tempo si è rotto un equilibrio di sistema in città, con un cortocircuito tra istituzioni politiche, giudiziarie e tessuto sociale. Come si può pensare che lasciare 280 persone per strada sia una soluzione? La mancanza di tutela dei diritti e, tra questi, del diritto di abitare, fa sì che chi ha bisogno di un tetto, oggetto di quel fondamentale diritto, cerchi di provvedere da solo. C’è un dibattito surreale: legalità e diritti non sono dimensioni scindibili. Se l’esercizio della legalità si riduce all’uso del potere repressivo col fine di far rispettare la legge, essa snatura se stessa, e trova tanta più forza quanta è la debolezza dei soggetti preposti alla tutela di quei diritti.
Questo è successo oggi, e succede da un po’ a Bologna. Dice bene Pieralisi, “famiglie assediate come fossero rapinatori che tengono ostaggi”. E invece gli ostaggi sono loro. Del bisogno. Dell’assenza di risposte da chi dovrebbe darle, e di chi politicamente avvalla queste operazioni con atteggiamenti ondivaghi e votando ODG con la destra, e invece di contribuire a fornire le soluzioni alternative, si nasconde dietro al dito di un concetto di legalità fine a se stesso, svincolato dai diritti fondamentali delle donne, degli uomini e dei bambini coinvolti. Ci arrivano anche i ragazzi delle medie:
“Non si possono sgomberare delle case con bambini e malati dentro, almeno prima dovrebbero avere una casa dal Comune”: è un passaggio della lettera scritta da alcuni studenti delle medie dell’Ic7, compagni di classe di alcuni bambini stranieri asserragliati dentro l’ex Telecom, che sono stati avvisati dai loro amichetti quando è arrivata la polizia. “Ci hanno chiesto di venire qui perché li stavano cacciando di casa”, raccontano. “Li sgomberano perché vivono lì senza permesso, ma solo perché sono poveri. Mohamed resisti, ci vediamo a scuola”, urlano la maestra e i bambini verso le finestre dell’ex Telecom.”

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