Di seguito l’articolo uscito oggi sul Carlino Bologna in merito alla proposta di riaprire i Cie. Nell’articolo viene riportata anche la mia posizione contraria. Qui a seguire, la mia dichiarazione integrale:
“La battaglia che portò alla chiusura del CIE di Via Mattei l’abbiamo fatta insieme, alle associazioni e movimenti, ed anche a molti colleghi del PD. Mi auguro davvero che non se la siano dimenticata e che si opporranno, a partire dal sindaco Merola, con tutte le loro forze a quest’idea del Ministero degli Interni di riaprire i CIE, anche sul nostro territorio.E’ da qualche mese che sull’onda emotiva degli attacchi terroristici e dell’incapacità di gestire con politiche lungimiranti l’accoglienza, assistiamo ad un avvitamento a destra delle politiche del Governo e del Partito democratico, anche sui territori. Bastino le dichiarazioni di questi giorni della Serracchiani, degne di quelle di Grillo di settimana scorsa. Eppure l’approccio securitario ha fallito negli ultimi vent’anni, e sarebbe più intelligente investire le risorse nella buona accoglienza, diffusa sul territorio, in piccole soluzioni abitative e con la piena partecipazione degli enti locali, come accade nel sistema SPRAR per i richiedenti asilo, anziché sprecarne per riaprire centri di criminalizzazione dei migranti che non hanno mai funzionato e sono diventati veri e propri monumenti alla nostra insufficienza di garantire la tutela dei diritti fondamentali delle persone. Nell’ultimo CIE che ho visitato mesi fa, a Ponte Galeria, c’erano un centinaio di donne nigeriane chiaramente vittime della tratta, con segni di violenza sul corpo, costrette ad attaccare le lenzuola alle finestre per il freddo, e con supporto legale praticamente inesistente. Inviterei qualche collega a discettare di chi ha diritto alla protezione e chi no davanti agli occhi di quelle donne. Non abbiamo bisogno di nuovi luoghi di segregazione, ma di politiche e normative dell’immigrazione che soppiantino la pessima e fallimentare Bossi-Fini, e di una voce forte in Europa che chieda un’equa condivisione delle responsabilità tra Stati membri.”




