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Ieri ho letto un articolo del Resto del Carlino sull’omicidio di Barbara Fontana, avvenuto nel bolognese. Un articolo che fa schifo per troppe ragioni, ne accenno solo alcune.
È tutto costruito su quella che viene definita la “doppia vita” della vittima, uccisa brutalmente a coltellate da un pregiudicato, ed ha un sottotesto ben preciso, a partire dall’inizio. “Di giorno irreprensibile”, sottinteso: di notte se l’è cercata.
Parla di foto “inequivocabili”, come se fornissero la prova per spiegarci la follia omicida di un uomo…
E continua “Barbara Fontana, nella vita di tutti i giorni, era una persona normale”: sottinteso, le escort non sono persone normali. O forse addirittura non sono persone. Farle uscire dalla categoria della normalità è pericoloso, perché spersonalizzare è il primo modo per rendere oggetto ed altro da me, e sugli oggetti la violenza si accetta con più facilità.
Ancora meglio il neretto (?!) su “fisico invidiabile”.
Insomma, leggendo questo articolo la colpevole sembra quasi lei.
Ironia della sorte, Facebook come primo articolo correlato mi suggerisce un pezzo della testata inews24 che titola: “Rossella Fiamingo, la medaglia d’argento con un lato B spettacolare – FOTO”.
Beh, sì, una correlazione c’è, se questo è il modo di fare informazione, avallando certi schemi e una rappresentazione costantemente oggettivizzante della donna, allora c’è poco da stupirsi se siamo così indietro contro la violenza di genere.

 

Ecco il testo integrale dell’articolo, che non voglio nemmeno linkare:

Uccisa a San Pietro in Casale, la doppia vita di Barbara Fontana

Impiegata di giorno, escort di notte. In carcere il pregiudicato ferrarese Claudio Villani
di GILBERTO DONDI e FRANCESCO PANDOLFI

Bologna, 7 agosto 2016 – Una donna dalla doppia vita. Di giorno Barbara, irreprensibile e stimata impiegata part time di un importante studio notarile in pieno centro. Di notte Arianna, nome d’arte in cui si offriva sui siti di incontri a luci rosse e su una pagina Facebook creata ad hoc e corredata da foto inequivocabili.

Questa era Barbara Fontana, la escort 47enne barbaramente ammazzata in una stanza dell’hotel Melograno di San Pietro in Casale. In carcere, per quel delitto, c’è Claudio Villani, pluripregiudicato ferrarese di 56 anni. Barbara Fontana, nella vita di tutti i giorni, era una persona normale: amava pattinare, andava in palestra e, oltre al lavoro dal notaio, faceva la baby sitter per arrotondare. Chi la conosceva racconta che era uscita in maniera traumatica da un lungo matrimonio, tanto che dei dissapori con l’ex marito si lamentava con le persone vicine, anche perché dopo la rottura aveva attraversato un periodo di difficoltà economica.

Poi aveva iniziato a fare la escort ed era rimasta attratta dal mondo del porno non professionistico. Si era rivolta alla Centoxcento, nota casa di produzione di pellicole amatoriali, e aveva fatto un provino. Con il nome di Arianna aveva girato qualche scena. A 47 anni, Barbara continuava a tenersi in forma in palestra e mostrava un fisico invidiabile. Così, quando venerdì pomeriggio si è sparsa la voce di quello che le era successo, tutti quelli che avevano lavorato con lei alla realizzazione delle pellicole hard sono rimasti senza parole, sconcertati, ricordandola come una persona discreta che teneva rigorosamente separate la vita privata e quella professionale.

Anche nell’altro suo mondo, quello lavorativo, sono tutti sotto choc. La definiscono come un’impiegata attenta e coscienziosa. Venerdì mattina, non vendendola arrivare al lavoro, l’avevano cercata al telefono. Senza risposta, perché era già morta. Nessuno poteva immaginare cosa fosse successo. E pensare che proprio negli ultimi mesi per Barbara sembrava finalmente passato il periodo nero. Era felice, perché aveva trovato un nuovo compagno e si era trasferita con lui in un appartamento, alla Bolognina, lasciando la casa dei genitori, del tutto ignari della sua doppia vita. Un sogno spezzato dalle coltellate di Claudio Villani.

 

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