Salto.bz – Elly, la Hoffnungsträgerin

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L’europarlamentare uscente Schlein porta all’Ost West club di Merano la personale visione del Vecchio continente e il suo prezioso bagaglio di “appartenenze incomplete”.

Sarah Franzosini
11 maggio 2019

Dall’aula del Parlamento europeo all’Ost West club di Merano il passo è breve quando la passione politica è un propellente inesauribile. È questo il caso di Elly Schlein, eurodeputata uscente eletta nelle liste del Pd e poi approdata al progetto civatiano di Possibile, che qualche sera fa, nella città del Passirio, ha portato, estranea al fragore propagandistico delle imminenti elezioni comunitarie, la sua personalissima fotografia dell’Europa.

Separati in casa

Politico di razza e Hoffnungsträgerin, portatrice di speranza, come l’ha definita il moderatore della serata, Gabriele Di Luca, evocando Alex Langer, Schlein torna sui motivi che l’hanno convinta a non ricandidarsi per un secondo mandato a Bruxelles. “Speravo in un processo diverso per la formazione delle liste”, dice con rammarico. Fallito il progetto di una alchemica alleanza fra Verdi e le costellazioni della sinistra (causa il rifiuto dei primi) per le europee Schlein ha infatti deciso di non contribuire alla frammentazione in atto schierandosi, “avrei dovuto spaccare mondi che lavorano insieme”, aveva detto in una recente intervista rilasciata a Il manifesto.

Per la 34enne europarlamentare “la lotta per la giustizia ambientalista si fa insieme a quella sociale. Ci sono state in questi mesi tante piazze spontanee, da Riace a Catania, da Milano a Roma, gli stessi Fridays for future sono stati il lampante esempio di un ritorno alla mobilitazione. Ecco, a tutte queste persone non possiamo chiedere se si sentano più ecologiste o più progressiste, non ha senso schiacciarsi su una posizione piuttosto che sull’altra. Occorreva un progetto unitario che puntasse a ridurre le disuguaglianze, alla democratizzazione delle strutture europee e che investisse su una transizione ecologica dell’economia”.

Scene da una legislatura

Nel circuito europeo c’era poi un’altra esigenza con cui fare i conti: levare gli scudi contro il rigurgito nazionalista. “Da qualche anno la cosiddetta ‘Internazionale dei nazionalisti’ si stava organizzando, con la sua retorica di muri e intolleranze – chiosa l’esponente di Possibile -. Orbán, Le Pen, Salvini si atteggiano da grandi amici ma l’idillio durerebbe poco viste le contraddizioni che li dividono, l’Italia sta dalla parte sbagliata del muro. Ho detto: ’Come ci opponiamo a tutto questo?’ Chiedevo unità e coerenza, ma non è servito”. La soluzione, propone Schlein, è la creazione del cosiddetto terzo spazio, dove far confluire chi non sta con l’establishment ma nemmeno con gli strenui difensori dei confini nazionali, “guardandoci dagli europeisti di facciata come Macron che al Consiglio europeo avrebbe potuto sostenere la riforma del regolamento di Dublino e non l’ha fatto. Linea peraltro adottata anche dalla Merkel”, puntualizza Schlein.

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