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Ne abbiamo parlato con l’europarlamentare di Possibile Elly Schlein, indicata come uno dei nomi emergenti della sinistra italiana.

Di Leonardo Bianchi
13 febbraio 2019

Negli ultimi tempi a chiunque sarà capitato di imbattersi nella frase “la sinistra riparta da,” spesso e volentieri accostata a nomi e circostanze più o meno improbabili. Dietro l’ironia, però, c’è effettivamente una grossa mancanza: nel mondo reale, la sinistra non è in grado di ripartire da niente.

Questo è particolarmente evidente se si pensa alle prossime elezioni europee, che si terranno a maggio. Non è un mistero che la destra populista e radicale aspiri a conquistare un’influenza decisiva a livello continentale per indebolire ulteriormente l’Unione Europea—e i tentativi politici convergono tutti in quella direzione.

Di fronte a una situazione così grave e minacciosa, la sinistra appare imbambolata e frammentata. In Italia, poi, il caos sembra totale: il Partito Democratico è alle prese con un complicato congresso, mentre altrove qualcosa si sta muovendo—ma lo spettro del fallimento dell’Altra Europa con Tsipras è sempre lì a trascinare le sue catene.

La scorsa settimana l’europarlamentare di Possibile Elly Schlein—indicata come uno dei nomi emergenti della sinistra italiana, nonché una delle poche politiche in grado di mettere in difficoltà i leghisti sull’immigrazione—ha messo sul suo sito una riflessione che è circolata parecchio, scrivendo che “a quattro mesi da un voto cruciale ancora non c’è in campo il progetto di alternativa di cui in tanti sentiamo il bisogno.”

Sintetizzando ancora di più: se la sinistra non si dà una grossa svegliata, rischia di diventare ancora più marginale. E visto che quello di maggio sarà un bivio fondamentale, ho fatto una lunga chiacchierata al telefono con Schlein.

VICE: Sappiamo tutti che la sinistra italiana ed europea non arriva in gran forma alle prossime europee. Ma come siamo arrivati a questo punto, secondo te?
Elly Schlein: Non siamo stati in grado di dare una risposta alla questione cruciale dei nostri tempi: quella delle diseguaglianze, che sono aumentate vorticosamente. A questo si è aggiunta la totale incapacità di chi ha governato l’Europa di trovare quella visione comune che avrebbe permesso di dare risposte a sfide che sono chiaramente europee e globali.

[…]

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